Wislawa Szymborska (1923 - 2012)

Algo sobre el alma

Alma se tiene a veces.
Nadie la posee sin pausa
y para siempre.

 .....
La alegría y la tristeza
no son para ella sentimientos distintos.
Sólo cuando se unen
está presente en nosotros.

Podemos contar con ella
cuando no estamos seguros de nada
y tenemos curiosidad por todo.


----o---
 
Las tres palabras más extrañas
 
Cuando pronuncio la palabra Futuro,
la primera sílaba pertenece ya al pasado.
Cuando pronuncio la palabra Silencio,
lo destruyo.
Cuando pronuncio la palabra Nada,
creo algo que no cabe en ninguna no-existencia.


---o--- 

La jovencita que ero -
la conozco, obviamente.
Tengo algunas fotografias
de su breve vida.
Pruebo una alegre piedad
por un par de poesietas.
Recuerdo algunos hechos [...]
 
-----o---
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Estoy demasiado cerca,
demasiado cerca para que él sueñe conmigo.
Saco mi brazo que está debajo de su cabeza dormida,
Mi brazo dormido, lleno de agujas imaginarias.
En la punta de cada una de ellas, para su recuento,
Se han sentado ángeles caídos.
--- o ---

Mi sombra, como el bufón tras la reina:
cuando la reina se levanta de la silla
el bufón se encarama en la pared
y da en el techo con su estúpida cabeza[...]
ente e curiosi di tutto.
--- o ---
"Nada sucede dos veces"
Qualche parola sull'anima 


L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.
 ....
Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
È presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.

Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.


----o---
          Le tre parole più strane
Quando pronuncio la parola Futuro
la prima sillaba va già nel passato.
Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.
Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.
          ----0---

La ragazzina che ero -
la conosco, ovviamente.
Ho qualche fotografia
della sua breve vita.
Provo un´allegra pietà
per un paio di poesiole.
Ricordo alcuni fatti [...]

----o---

Vicina,
sono troppo vicina perché mi sogni.
Tolgo il braccio da sotto la sua testa,
intorpidito, uno sciame di spilli.
Sulla capocchia d'ognuno, da contare,
sono seduti angeli caduti.

--- o ---

La mia ombra è come un buffone
dietro la regina. Quando lei si alza,
il buffone sulla parete balza
e sbatte nel soffitto col testone[...]
---o---
Nulla due volte accade

Ironica poetessa polacca, premio nobel 1996.


Apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra.

2 commenti:

Liliana ha detto...

Il Funerale
“cosi’ all’improvviso chi poteva pensarlo”
“lo stress e le sigarette, io glielo dicevo”
“cosi’, cosi’, grazie”
“scarta quei fiori”
“anche per il fratello fu il cuore, deve essere di famiglia”
“con questa barba non l’avrei mai riconosciuta”
“se l’e’ voluto, era un impiccione”
“doveva parlare quello nuovo, ma non lo vedo”
“Kazek a Varsavia, Tadek all’estero”
“tu sola hai avuto la buona idea di portare l’ombrello”
“era il piu’ in gamba di tutti, e a che gli e’ servito?”
“una stanza di passaggio, Baska non vorra’”
“certo, aveva ragione, ma non e’ un buon motivo”
“con la verniciatura delle portiere indovina quanto”
“due tuorli, un cucchiaio di zucchero”
“non erano affari suoi che bisogno aveva”
“soltanto azzurre e solo numeri piccoli”
“cinque volte, mai una risposta”
“d’accordo, avrei potuto, ma anche tu potevi”
“meno male che almeno lei aveva quel piccolo impiego”
“Be’, non so, probabilmente parenti”
“il prete e’ un vero Belmondo”
“non ero mai stata in questa parte del cimitero”
“l’ho sognato la settimana scorsa, un presentimento”
“niente male la figliola”
“ci aspetta tutti la stessa fine”
“le mie condoglianze alla vedova, devo fare in tempo a”
“Pero’ in latino era piu’ solenne”
“e’ la vita”
“arrivederla, signora”
“e se ci bevessimo una birra da qualche parte”
“telefonami, ne parleremo”
“il quattro o il dodici”
“io vado per di la’”
“noi per di qua”

Liliana ha detto...

Wisława Szymborska
Sulla morte senza esagerare
traduzione di Pietro Marchesani

Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.
Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.
Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.
Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.